Molto prima dell'era di Giulio Cesare e dell'impero, il Foro Romano era il luogo dove i Romani erano chiamati a testimoniare e a prendere parte ai grandi eventi della loro storia comune. Le origini del Foro sono vaghe quanto quelle di Roma stessa. Gli storici romani indicavano l'anno 509 a.C. come data di fondazione della città. Circa un secolo più tardi il Foro sorse come mercato e come luogo pubblico, nell'ubicazione che occupa ancora oggi.
Nel Foro, Roma avrebbe assistito all'espansione del suo potere attraverso la rappresentazione di una serie infinita di trionfi. La parata di Cesare fu una dimostrazione delle conquiste dell'impero romano, con carri carichi di bottini di guerra e gruppi di re e cortigiani nemici incatenati. Persino il più umile dei popolani non poteva fare a meno di condividere successo e la gloria riflessa.
L'ubicazione del Foro Romano si adattava perfettamente ai rituali pubblici carichi di simbolismo, come le celebrazioni delle vittorie di Cesare. Si trattava di uno spazio rettangolare, lungo circa 90 metri e largo 60, situato a un chilometro dalla riva sinistra del Tevere, in una zona dominata da tre colli, il Capitolino, il PALATINO e l'Esquilino. Entro i suoi confini sorgevano edifici straordinari, utilizzati per attività pubbliche quali la pratica forense, il commercio e la religione.
A nessuno poteva sfuggire il messaggio: il Foro era il centro del mondo romano. Le otto famose vie, che univano la città alle sue province, terminavano qui. Accanto alla tribuna dei Rostri, o Rostra - una piattaforma di cemento ricoperta di sassi, dalla quale intere generazioni di oratori si erano rivolti al popolo - una colonna di marmo, ricoperta di bronzo, annunciava a caratteri d'oro la distanza che separava Roma dalle altre città dell'Impero. Molte di queste città avevano un loro Foro, a immagine e somiglianza di quello della capitale imperiale.
Queste riproduzioni non solo consentivano ai colonizzatori di sentirsi a casa propria pur trovandosi a Roma o a Leptis Magna, ma rappresentavano anche le autorità di Roma e le istituzioni civiche romane trapiantate all'estero.
Per i romani che acclamavano Cesare vittorioso e le sue legioni, il Foro era pieno di punti di riferimento, fantasmi amici e antiche tradizioni orali, come quelle relative alla fondazione di Roma da parte di due piccoli principi, Romolo e Remo, salvati dall'infanticidio e nutriti da una lupa.
Il Foro Romano si erge sull'area leggendaria che Romolo delimitò utilizzando un aratro tirato da bestiame con il quale tracciò una sacra linea di confine, detta Pomerio, che circondava le pendici del colle PALATINO. La pratica della divinazione - la lettura dei presagi, fondamentale per prendere qualsiasi decisione - poteva aver luogo solo all'interno del Pomerio.
Nel Foro Romano veniva esercitata la giustizia: il tribunale del Praetor era situato nel lato orientale del Foro e aveva il compito di emettere sentenze e inviare i colpevoli in prigione, nell'angolo nord occidentale del Foro, in attesa della sentenza di morte che veniva eseguita alle porte della città, nel fetore e nelle tenebre.
Il Foro non era solo il luogo in cui veniva esercitato il potere secolare; era anche un luogo sacro. Fin dagli inizi della Repubblica il Foro era stato il luogo in cui i consoli, in tempo di crisi, si rivolgevano a Giove, il cui tempio era posto sul Colle Capitolino, per ricevere consigli. I cieli erano teatri di innumerevoli episodi, quali il volo degli uccelli o la durata del tuono, che un interprete esperto poteva facilmente decodificare.